Genio e sregolatezza, possiamo dirlo? Da decenni nel mondo del futsal, Andrea Manunza è oramai uno dei veterani in circolazione, oggi in forze alla Delfino Cagliari.
Strano ma vero, ha trovato il suo equilibrio e ha sposato il progetto di Mauro Naitza, una novità per un viandante come lui capace di cambiare maglia e togliersi molte soddisfazioni per poi diventare una piccola grande icona. Ha giocato in serie nazionali e regionali senza mai perdere il suo innato fiuto del gol, ma anche la sua simpatia e unicità.
A questo punto non ci resta per intervistarlo, in uno scambio di battute tra il serio e il faceto. Perché con uno come Andrea, non si può solo parlare di futsal e tattica.
Cominciamo dagli esordi, dall’amore. Come e perchè e’ nata la tua passione per il futsal?
A diciannove anni dopo un campionato in serie D all’Atletico, prima ancora c’erano state le giovanili del Cagliari calcio poi l’Eccellenza a Tortoli. Mi chiamò Diego Podda. Qualche torneo estivo con lui, qualche bella parola, e mi convinse ad andare a giocare al Quartu, in serie A2.
Erano i primi anni del Duemila: sono passati tantissimi anni. Ti senti cambiato?
Come giocatore col tempo le caratteristiche rimangono le stesse, ovviamente variano alcuni dettagli tecnici e tattici che fanno la differenza e in questo ho avuto la fortuna di imparare dai migliori allenatori sardi di questo sport.
Giudicati obiettivamente da fuori campo: un pregio e un vizio?
Un pregio è quello di riuscire a trovare spesso il gol, il vizio è la conseguenza di questo, baso tanto le mie prestazioni dai miei gol e sbaglio, le migliori prestazioni le ho fatte non segnando alcune volte, ma da pivot quando non la butti dentro è difficile pensare che hai fatto bene e ammetto mi condiziona tanto quando non trovo il gol.
Un mister, una partita e una delusione che ti ricorderai.
Un mister direi Diego Podda, visto che per tutte le giovanili e poi in prima squadra è stato lui ad allenarmi. Devo a lui tantissimo, mi ha insegnato tanto, mi ha fatto esordire e giocare in serie A1, la massima categoria di questo sport. Piccole, ma sono soddisfazioni. La partita direi playoff di serie A2 per salire in A1, al Palaconi contro l’Aosta, Serginho alza la palla, tiro al volo e gol, una grande gioia. La delusione sono due finali di coppa Italia di serie A2 perse e una finale playoff di serie A2 persa contro il Napoli.
Ecco, Diego Podda, raccontalo da vicino per chi lo conosce poco.
Diego non è quello che sembra secondo me, é una grande persona,ha la giusta presunzione di uno che ne sa e lo dimostra ogni anno. Ha giocato e dimostrato di essere un grande giocatore e ora stesso discorso come allenatore. Ha nel dna la voglia, la passione, vive per questo sport. Complimenti a lui.
Gli anni passano, oramai hai un bel vissuto futsaliano. Come è cambiato il c5?
È cambiato tanto, ora si avvicina molta più gente a questo sport, da sempre considerato un calcio minore adesso sforna finalmente qualche talento e le società si stanno organizzando con i settori giovanili per far crescere ancora di più questa disciplina fin dalle basi.
Hai un rito prima di ogni gara?
Qui sembrerà strano ma non ho un vero e proprio rito pre-gara, posso dirti che il venerdì notte ormai da quattordici anni che gioco a calcio a 5, avviso la mamma di prepararmi l’indomani pasta al sugo e pollo! Ecco il sabato mangio sempre a casa dei miei e quasi sempre le stesse cose.
Un amico dentro e fuori dal campo.
Più di uno sicuramente. Con alcuni miei compagni ho un rapporto sia dentro che fuori dal campo, Casu, Ruzzu, Marini e Aquilina ormai sono anni che giochiamo insieme, ma se ovviamente dovessi scegliere una persona dico Stefano Versace uno dei miei migliori amici. Giocavamo insieme fin dalle giovanili alla Sigma, siamo cresciuti insieme e mi trovo bene con lui, forse perchè facciamo a gara a chi è più pazzo o se vuoi parlando di futsal a chi difende di più!
Qual è il segreto del tuo ruolo di pivot, sempre che esista un segreto?
Non sembra ma sei il primo difensore, quello che dà la pressione, quello che non deve far passare la palla e aiutare i compagni nella difesa. Questo forse l’ho capito troppo tardi, ho sempre pensato a dover segnare e far vincere i compagni ma realmente in questo sport vince chi i gol non li prende. Purtroppo la difesa, ammetto, non è mai stato il mio forte.
Tanti giovani si avvicinano al nostro sport. Cosa consigli a un ragazzo che comincia a correre in un campo di calcio a 5?
Il consiglio è di andare dove c’è un progetto, una società seria, un settore giovanile con dei mister preparati. Se a trentatrè anni posso dire di aver giocato nella massima serie di questo sport, aver fatto gol in tutte le categorie di questo sport è solo perchè sono stato seguito da mister competenti e da persone serie con una grandissima passione come Marco Vacca, il presidente unico e storico di questo sport.
Farai l’allenatore?
No e mai lo farò, credimi. Bisogna essere realisti e sinceri nella vita, la tattica non è mai stato il mio forte. Se potessi insegnare solo a scartare e segnare potrei pensarci, ma è uno sport che ancora non esiste. A ognuno il suo, il mister lo lasciamo fare a chi lo sa fare…
Ok, ora abbiamo detto tanto dell’Andrea giocatore. Fuori dal campo?
Fuori dal campo ormai sono diventato un po’ piu serio, grazie a una ragazza che mi sopporta ormai da anni, amici, passioni, tanti progetti e idee, viviamo giorno per giorno con la speranza di continuare a lavorare e stare bene. Basta e avanza questo.
Poi ci sei tu che, fuori dal campo, hai lanciato Futsal custom insieme ad Andrea Barbarossa.
Futsal Custom è un’idea mia e del mio compagno di squadra storico. Proprio le conoscenze create negli anni in questo sport a livello nazionale ci han permesso di inventarci un lavoro che dopo cinque anni ci permette di vivere in un certo modo il futsal anche fuori dal campo. Per chi non lo sapesse produciamo e personalizziamo per diverse società di calcio e calcio a cinque gadget e abbigliamento personalizzato.
Un’impresa sarda che si sta facendo conoscere in giro per il mondo ed è giusto raccontarlo. Hai, invece, una canzone, un giocatore e un luogo che ti ispirano?
Canzone ti dico Urlando contro il cielo di Ligabue, un giocatore nemmeno a dirlo Recoba, mentre come posto ti direi il mare, anche in inverno è proprio una cosa che mi rilassa. Ho giocato un anno a Roma e ammetto non vivere a due minuti dal mare per me, e credo tutti i sardi, è una sofferenza.
Se non avessi fatto il giocatore di futsal…?
Avrei continuato con il calcio, in famiglia si vive di calcio. Avrei provato a seguire le orme del fratello più grande. Anche se già posso dire se sarebbe stato molto difficile: altra testa, altro fisico, altra voglia e soprattutto altra mentalità. Lui è serio e lo faceva da professionista, per me è sempre stato andiamo a divertirci.
Divertirti, pare quello che continui a fare sul campo e fuori. Raccontaci la Delfino che stai vivendo. Cosa ti ha portato, stranamente, a restare? Non è da te (dico ridendo)
La Delfino è una famiglia, un grande presidente Mauro Naitza, una squadra di amici, un gruppo veramente unito e divertente. Quest’anno avevo deciso di cambiare, lo ammetto, per tanti motivi ma proprio per il gruppo, per il mio ottimo rapporto con Mauro e per il nuovo mister – purtroppo per lui mio cognato – ho subito cambiato idea e deciso di rimanere.
La scena più divertente che hai vissuto in campo?
Divertente quanto grave! Contropiede della squadra avversaria, pochi minuti dalla fine, è entrato a chiuderlo e difenderlo direttamente dalla tribuna un tifoso-dirigente che ha spazzato via la palla. Se ci penso, rido ancora..
Nota dolente finale, rapporto con gli arbitri?
E’ una bella domanda. A essere sinceri non è idilliaco, ma solamente per colpa mia. Quando gioco entro in un mondo tutto mio, corro, cado, urlo e immagino di non essere il massimo della serenità e della correttezza nei loro confronti. Fuori dal campo sanno però che persona sono e con alcuni dopo vari litigi e incomprensioni ora c’è un bel rapporto, rispetto reciproco. Sono tre anni che non prendo un rosso, sto migliorando!
La tua frase magica?
Prima di ogni partita dico a qualche mio compagno di correre per me che sono un po’ stanco……e fammelo dire lo fanno realmente! Se non ci fossero loro a correre per me quando difendo male ora stavamo parlando di biglie e racchettoni!
