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Silvio Fenu, dal Sulcis alla sfida di Badesi

Il calcio a 5 non è solo Cagliari. Nel territorio stanno emergendo da anni società e competenze che fanno ben sperare per lo sviluppo del futsal. Scopriamo uno dei tecnici sardi emergenti del calcio a 5. Proveniente dal Sulcis, ha accettato l’entusiasmante sfida del Badesi calcio a 5 e terrà questo weekend il clinic della Delegazione ad Alà dei Sardi.
– Ciao Silvio, come nasce la tua passione per il futsal?
Siamo nel 2001 quando l’amico Francesco Dedola fondò il Deportivo Portoscuso che avrebbe poi preso parte al campionato di serie C2. Ero incuriosito da questo sport quando mi capitava di vederlo in tv, mi divertiva parecchio nei tornei estivi e quindi quando mi chiese di fare parte della squadra, accettai subito e andammo subito bene, sfiorando al primo anno la promozione in C1.
– Ripercorri in un minuto la tua carriera, proprio dal Deportivo in poi.
L’anno successivo son passato alla mitica Mediterranea Carbonia in C1, sempre insieme a Checco Dedola e ho avuto la fortuna di avere come mister Davide Mura per tre anni a cui devo tanto, a parte gli esordi prima in C1 e poi in B, è un allenatore che mi ha dato tanto sia dal punto di vista tecnico/tattico che a livello di mentalità, ho imparato tantissimo da grandi compagni di squadra e da due ottimi portieri come Claudio e Andrea Perdighe a cui cercavo sempre di “rubare” qualcosa in allenamento.
Dopo quattro anni di Mediterranea e purtroppo il fallimento della società, son tornato a Portoscuso per tre anni in serie D e ho chiuso la mia breve “carriera” al Real Carbonia in C2 a soli trenta anni per problemi al ginocchio purtroppo.
– Poi, dopo la delusione per l’infortunio, il passaggio in panchina, altro nuovo traguardo e nuovi stimoli.
Ho iniziato facendo l’allenatore-giocatore già a Portoscuso e abbiamo ottenuto la promozione in C2 ai play off, C2 poi non disputata, poi una bella esperienza che mi ha dato tanto anche al Real Carbonia, successivamente son stato chiamato dal presidente Tore Garau a Sant’Antioco. Il primo anno abbiamo raggiunto una storica salvezza in C1 e una final four di coppa, il secondo anno il miglior piazzamento di sempre per il Sant’Antioco con un ottimo settimo posto, l’anno successivo causa numerosi problemi societari e qualche infortunio di troppo siamo retrocessi in C2 ai play out.
Son passato poi all’Atletico Carbonia dell’amico Enrico Deriu per poi tornare di nuovo a Sant’Antioco in C2 dove ho avuto la fortuna di allenare un gruppo fantastico che contro ogni pronostico iniziale ha vinto il campionato, ottenendo la promozione in C1 e ora eccomi qui a Badesi in serie D.
– Ora la nuova sfida si chiama Badesi, come la stai vivendo?
Quest’anno è una bellissima esperienza. Dopo un lungo corteggiamento estivo e non avendo trovato un accordo con la mia ex squadra l’ Atletico Sant’Antioco, ho preso la decisione di trasferirmi qui supportato da una società che ha grande entusiasmo e grande voglia di fare. Questo mi ha colpito subito già alla prima chiacchierata a luglio, c’è un progetto che coinvolge anche i giovani del paese. Infatti allenerò anche la squadra allievi e di questo sono molto contento! Mi trovo molto bene qui e speriamo di toglierci anche qualche soddisfazione sportiva a fine stagione.
– Quali sono a tuo parere le doti di un mister, quelle necessarie per questo delicato compito di guida di altre persone, e quelle di chi scende in campo?
Penso che un allenatore debba essere prima di tutto onesto, con se stesso e con i propri giocatori, trattare tutti allo stesso modo, ci devono essere delle regole che valgono per tutti senza distinzioni, deve essere un bravo psicologo, perchè non è sicuramente facile entrare nella testa di quindici ragazzi.
Provo a farlo anche se non è sicuramente semplice, cerco di essere disponibile il più possibile, facendo rispettare le regole, non mi sono mai piaciuti gli allenatori che fanno i “sergenti di ferro”, anche perchè penso che a lungo andare i giocatori te li metti contro. Cerco di parlare molto con loro, sentire pareri e poi naturalmente decido con la mia testa, sempre.
– E per i giocatori?
Le caratteristiche di un giocatore, oltre all’abilità tecnica che è scontato, deve essere intelligente tatticamente e saper leggere le situazioni velocemente, ma cosa più importante deve mettere l’obiettivo di squadra al primo posto e questo non sempre capita tra i giocatori.
– Qual è, se così si può definire, la tua filosofia?
Cerco di far sposare un progetto tattico e le mie idee adattandole alle caratteristiche dei miei giocatori e ancora di più cerco un rapporto forte tra me e la squadra, credo sia fondamentale che tutti credano fortemente in quello che si fa.
– Come convinceresti un giovane a provare il futsal?
Credo che la spettacolarità di questo sport, il fatto che si è praticamente sempre protagonisti attivi aiuti molto ad avvicinare i ragazzi, ma l’attività nelle scuole e la sponsorizzazione del futsal sia fondamentale per reclutare nuove leve e farle appassionare.
– Tecnica o tattica, quali componenti reputi più importanti nel tuo lavoro? 
Cerco di lavorare un po’ su tutto naturalmente, ogni allenamento deve avere una finalità e delle componenti tecniche e tattiche e una squadra deve avere la sua identità, mi concentro magari particolarmente sulla fase difensiva e sulla difesa individuale in particolare, credo che una buona organizzazione di gioco parta dalla sicurezza di riuscire a fare una buona fase difensiva.
– Ci sono dei maestri a cui ti sei ispirato?
Ho avuto la fortuna di avere contatti con grandi maestri dell’individuale come mister Luigi Pagana a cui spesso rompo le scatole per consigli, Antonio Ricci e ho partecipato al clinic del maestro Fulvio Colini quando è venuto a Sestu per cercare di perfezionare il più possibile alcune sfumature.
Ho partecipato poi praticamente a tutti i clinic qui in Sardegna con mister Bellarte ,mister Podda e mister Ceppi, penso sia fondamentale aggiornarsi in continuazione.
– Quali saranno le tematiche che tratterai al clinic di Alà dei Sardi?
Nei campionati regionali e in particolar modo in serie C2 e serie D difficilmente ci troviamo a disposizione giocatori già formati per il futsal, quindi credo che la prima problematica sia quella di formare dei giocatori che si sappiano muovere sul campo e sappiano ragionare senza schemi preimpostati, lavorando sui vari gesti tecnici specifici.
Affronteremo una parte teorica e poi successivamente una serie di esercitazioni sul campo che ci aiutino a raggiungere questi obiettivi, affronteremo poi i principi basilari delle varie fasi offensive e difensive per poi concludere con le situazioni di superiorità e inferiorità numerica che spessissimo capitano in una partita di futsal, cercherò di portare a degli spunti di riflessione e porterò la mia personale esperienza di questi primi dieci anni da mister confrontandomi con i partecipanti senza avere la presunzione di voler insegnare qualcosa ai miei “colleghi”, perchè di pane duro ne devo ancora mangiare tanto anche io ancora!
– Oltre al campo e alla panchina, com’è Silvio Fenu?
Una persona molto tranquilla che ama le cose semplici, ascolto molta musica di vari generi a seconda del momento, adoro il mare anche d’inverno e qui son stato fortunato perchè anche a Badesi c’è un mare stupendo come a Portoscuso. Sono molto legato alla mia famiglia e ai miei amici, qui poi sto diventando un perfetto casalingo.
Vi ringrazio per questa intervista e volevo concludere con un pensiero per il mio papà che non c’è più da due anni e spero sia orgoglioso di me in questo momento da lassù.

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