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Massimo Fronteddu, una lunga storia dalla Delfino a oggi

Proseguiamo, tra presente, passato e futuro, a raccontare persone e storie di futsal in Sardegna. “Appassionatissimo, perfezionista, spigoloso, testardo” così si definisce. E’ Massimo Fronteddu, giocatore e poi dirigente storico di calcio a 5. Un viaggio tra ricordi e attualità di un mondo che lo ha visto per anni protagonista in vari ruoli.

– Cominciamo dagli esordi. Come e perchè hai cominciato con il calcio a 5?
Ho iniziato a praticarlo nei tornei scolastici ed in quelli  rionali: in uno di questi sono stato notato dal mister della Delfino, Tonino Ragno: scambio dei numeri di telefono, chiacchierata col Presidente Pino Cacciuto e via, da lì è partito tutto. Correva l’anno 1990!

– Guardando ora dietro, cosa ti ha dato questo sport?
Il futsal mi ha arricchito tantissimo da tutti i punti di vista: mi è servito nei primi anni, in cui ho vissuto lo spogliatoio con compagni molto più grandi di me e grazie ai quali sono cresciuto in fretta. Ho conosciuto una marea di persone e con molte delle quali conservo ancora un’amicizia importante. Non posso negare inoltre che il futsal mi ha spalancato le porte del mondo lavorativo: dopo il diploma, grazie al futsal, ho iniziato a lavorare, maturando diverse ed utili esperienze.

Giocatore e poi dirigente. Quali sono i ricordi degli da giocatore, i momenti più belli, le amarezze, le gioie?
Quindici sedici anni di militanza nei campionati nazionali ed altri tre o quattro nei campionati regionali: le società erano Delfino, Cagliari, Capoterra, Karalis, Basilea, Sestu. Tantissimi bei ricordi e pochissime amarezze… ma soprattutto tante soddisfazioni.

– Quando e perchè hai deciso di smettere?
Se devo essere onesto con me stesso, in verità ho smesso nel 2005 quando ho disputato il mio ultimo campionato nazionale con la Delfino, poi in quello stesso anno mi sono sposato ed ho iniziato a dedicare attenzioni maggiori alla famiglia e ad aspetti dirigenziali e inevitabilmente il mio rendimento in campo è pian piano scemato.

– Qualche persona che vuoi ricordare come fondamentale nella tua carriera?

Ne cito tre: il Mister Tonino Ragno che è stata la persona che mi ha convinto a lasciare il calcio a 11 per dedicarmi al calcio a 5. Poi c’è il presidente Pino Cacciuto che ha creduto sempre in me, anche quando giovanissimo giocavo poco  ed avevo la forte tentazione di mollare tutto e tornare a giocare a  calcio a 11. Infine, mister Gianni Melis che mi ha insegnato a giocare e che ha dato un’impronta importante al mio percorso da giocatore, nonostante tra noi ci siano stati degli screzi dal punto d vista caratteriale.

– Non ti sei, però fermato. Hai cominciato a “organizzare” calcio a 5, da allenatore e soprattutto da dirigente. Com’è stata la sensazione?
Ho preso il patentino di allenatore quando ancora giocavo, ma la scintilla della panchina non è mai scoccata pienamente: nelle poche occasioni in cui mi è capitato di allenare ho fatto più che altro il traghettatore, ma il ruolo di allenatore richiede una preparazione che io non ho . Il ruolo di dirigente sportivo probabilmente è quello che attualmente mi si addice meglio , anche se dopo tanti anni di attività, nell’ultima stagione ho preferito staccare un po’ la spina.

– Basilea, un momento cruciale e una società storica isolana. Come è nata, come mai è finita?
La società Basilea è stata la naturale prosecuzione della Karalis Calcio a 5, sostenuta dal main sponsor Gruppo Basilea che dopo i primi anni purtroppo ci ha abbandonati. Abbiamo fatto un gran bel lavoro con i giovani: Nicola Montisci è stato bravissimo a coinvolgere tantissimi ragazzi, i Mister Davide Mura e Andrea Carta li hanno cresciuti e preparati sapientemente, mentre io, Andrea Zucca e Davide Asuni, ci siamo occupati dell’organizzazione di tutta l’attività. Dopo sei anni bellissimi, i problemi legati ai ritardi nel pagamento del contributo regionale e al dietrofront di alcuni sponsor importanti, ci hanno costretti a malincuore a fare un passo indietro .

– Dopo il Basilea, come sono state le tue esperienze?
Dopo la parentesi Basilea, ho fatto il dirigente ed in qualche caso l’allenatore nella società Delfino , sempre impegnato nella C1 regionale. In questa esperienza mi sono spesso divertito molto ed ho stretto conoscenze e amicizie molto piacevoli.

– Come mai è così difficile fare calcio a 5 in Sardegna?
In una realtà nella quale ci sono tanti problemi economici, una percentuale altissima di disoccupati e molte aziende che fanno fatica a resistere alla crisi galoppante, tutti si riempiono la bocca parlando di programmazione e di grande attenzione verso i settori giovanili, ma in realtà non è così: la verità è che le società continuano ad investire quasi tutte le loro risorse economiche nelle prime squadre, soprattutto quando arrivano a disputare i campionati di carattere nazionale, lasciando le briciole ai settori giovanili.

– Tu hai sempre rivoltato il gioco, partendo dal “basso”, dai giovani. E hai prodotto buone pratiche. I segreti per un buon settore giovanile?
Programmazione societaria e  competenza dello staff destinato a seguire i giovani in primis. Poi è assolutamente necessario collaborare con le scuole calcio con un progetto mirato a portare vantaggi in entrambe le direzioni.

– Tornerai nell’arena dopo questa pausa? Hai progetti in merito?
Ho avuto delle proposte da alcune società, che approfondirò sicuramente a breve. La voglia di rientrare in gioco non manca, ma il mio coinvolgimento deve necessariamente conciliarsi con gli impegni familiari e di lavoro che per me sono sempre e comunque prioritari.

– Com’è cambiato Massimo Fronteddu dai primi anni di calcio a 5 a oggi?
Nel bene o nel male io sono sempre lo stesso: appassionatissimo, perfezionista, spigoloso, testardo, attento a dare sempre più importanza ai  valori umani prima che a quelli tecnici: per me  vincere è molto importante, ma non è assolutamente l’unica cosa che conta.

– Qual è oggi la dimensione del futsal isolano?
Il futsal isolano è cresciuto tanto: Alberto Carta ed il suo staff hanno lavorato bene, dando forte sviluppo anche al futsal femminile che oramai è diventato una realtà importante. Sono convinto che se ci fossero meno problemi legati alla carenza di impianti, le società impegnate nei campionati nazionali sarebbero ancora in numero maggiore.

– Hai consigli da dare anche alla Federazione?
La Federazione non ha certamente bisogno dei miei consigli , ma di supporto e di collaborazione da parte di tutte le società.

Chissà che il ritorno di Massimo non sia prossimo. Noi restiamo a guardare e, intanto, raccontiamo.

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